Last updated Wed 23 Jul 2008 Member since December 2006
Sul più bel del uselar, xe crepada la ziveta..
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Reuben Romikow, Il Grande lanciatore di coltelli, lavorava in un circo assai piccolo. Talmente piccolo che la sua partner bersaglio, la bionda Marsha, era anche Lidia, la zingara mora che leggeva il futuro in una sfera di cristallo, all'interno di una tenda buia e piena di fumi d’incenso.
Naturalmente non ci leggeva nulla nella sfera di cristallo...
In realtà, il futuro, lo leggeva senza intermezzi, in qualunque momento e senza alcun aiuto, stando ben attenta a non farne parola, perché fuori dal lavoro lo considerava, oltre che uno spreco, una forma di impertinenza...
Scesa la sera, Il Grande Rouben, la accoglieva con uno scenografico baciamano, dirigendola al pannello di legno, dipinto di viola opaco per far risaltare l'abito di velluto nero e l’acciaio dei coltelli. In quel momento, mentre il pubblico era impegnato ad applaudire, si scambiavano due frasi.. sussurrate.. sempre le stesse, come tutte le sere.
"Ti mancherò?" chiedeva Reuben, bendandole gli occhi.
"Mi mancherai" lo rincuorava lei, lasciandosi bendare, con la sicurezza di chi ha già visto quel film.
Una sera, però, vide sotto la frangia bionda, gli occhi consapevoli di Lidia... non quelli bamboleggianti di Marsha.
"Ti mancherò?" chiese lei.
"Mi mancherai" si sentì rispondere, atterrito, il Grande Reuben.
Eh sì, la falsità è un bel mattone, un blocco di materia anonima di cui non serve avere nozione, perchè fa il suo mestiere così com’è. L’importante è che questa venga preservata.
Chiunque accetti certi parametri, li accetta e in blocco.. e lo fa deliziandosene. Ciò che di più pregevole ha, la falsità, è il suo preconfezionamento... a noi non resta che spacchettare e consumare. E l'abbuono più lampante, è proprio la velocità con cui se ne può fare utilizzo (un po’ come il cibo precotto). Infornare e consumare. Ovvero, assimilare il tutto e vivere la vita secondo quei criteri. Ma la cosa fenomenale è che, oh, pare quasi di vivere davvero!
Cioè, un profitto... non sperperi metà, se non di più, della tua esistenza a chiederti il perchè e percome di ciò che ti attornia e, cosa da non sottovalutare, non rischi di affrontare il mostro più grande, protagonista nell’arco vitale... il dubbio.
Hai sempre il giudizio, e l'espediente, in saccoccia... e un gruppo di persone che la pensano, subdolamente, come te. Poi, se ti va di culo, ci tiri fuori anche il supporto tecnico. Un modo(che importa se laido?) per sentirsi accettati.
Alla fine, è così verosimile che sarebbe un peccato minimizzarla. Meglio tenerla linda, anche perchè... bisogna essere in grado di specchiarcisi dentro, bisogna saperla personalizzare.
Eeeh..se questo non è orgoglio.. L’orgoglio di essere individui distinti, e ben distinti, mica distinti così... dagli altri.
E' un’emozione sempre nuova, quella di guardasi attorno e ritrovarsi a che fare con un branco di persone autistiche.
Da bambino sapevo
Che le stelle potevano solo essere più luminose
Se ci saremmo avvicinati
Da bambino sapevo
Che le stelle potevano solo essere più luminose
Se ci saremmo avvicinati
Lasciandoci queste tenebre dietro
Adesso che sono più grande
Le stelle dovrebbero stare sul mio volto
Quando mi sento solo
Mi sento solo..
Adesso che sono più grande
Le stelle dovrebbero stare sul mio volto
E quando mi sento solo
Mi sento come se fossi cieco
Lo sento
Come se fossi cieco
Vorrei che le stelle potessero brillare adesso
Perché sono più vicine
Sono vicine
Ma non mi mostrano il presente
Non mi mostrano il presente
Vorrei che la luce potesse brillare adesso
Perché è più vicina
E’ vicina
Ma non mi mostra il presente
Rende il passato ed il futuro dolorosamente chiari
Sentirti adesso
Vederti adesso
Posso guardare al di fuori di me
E devo esaminare il mio respiro e guardarmi dentro
Sentirti adesso
Vederti adesso
Posso guardare al di fuori di me
E devo esaminare il mio respiro e guardarmi dentro
Perché mi sento cieco